• Lulu

La strada di casa

Aggiornamento: 25 mag

N8 - storia di una collezione

..da una storia inventata o forse vissuta davvero.

Oramai si era persa

Sotto le bende niente sorrisi

Digrignavano i denti

Dietro le briglie tese

Si era perso il tempo

Chiusi nelle case

Fuori dalle chiese

Dentro alle paure

Se questa fosse la fine del mondo e non me ne rendo conto?

Forse ci sono troppo dentro. Aspetta un momento

Ora torno.

Adesso di casa esco

Vado a ritrovare ciò che ho perso.

Vado a rifare ciò che ho smesso.

Presi matita e diario, aprii gli occhi e cominciai ad andare.

Camminai molto prima di arrivare dove stavo andando, ma posso dirti che non avevo affanno avendo percorso la strada come se non ci fosse inganno.

Lungo la via incontrai loro, gli altri.

Erano tanti e mi pareano tutti gli stessi

Depressi e stanchi si affannavano a macinare il tempo, a romperlo con una sorta di tormento. Si sollevava da quel lavorio una polvere densa, una coltre intensa che tutto e tutti copriva.

La nascondeva, la rendeva invisibile.

Persino il sole filtrava a stento e quel timido raggio arrivava stanco, pallido e spento.

L’aria era pesante, la sentivi camminare lentamente come silice amaro, avevi paura di inghiottirla come se ogni respiro potesse essere l’ultimo impetuoso ricordo di sopravvivenza.


Si aggiravano, frenetici corpi compulsivi.

Li guardavo, ma non scorgevo in loro nemmeno un ricordo vago di speranza,

una scintilla, un frammento rimasto incastrato nella memoria.


Mi parevano tutti gli stessi.

Non distinguevo tra quei corpi vuoti gli uomini dalle donne

Le spalle curve trattenevano delle braccia lunghe che penzolavano inerme sui fianchi stretti, quando non erano intenti a tirare il tempo con quelle piccole mani.

Erano tanto piccole che, per quanto insistessero, non riuscivano ad afferrarlo, il tempo, e continuava a cadere inesorabilmente perso.

Quando terminavano l’estenuate lavoro fissavano con sguardi spenti i loro riflessi vuoti negli specchi; visi inamidati dai filtri dorati.

La cercavano perché mancava. Ne sentivano il vuoto, ma non sapevo, non conoscevano l’avevano dimenticata, perduta.

Allora scimmiottavano sorrisi plastici di cere e gomme, il risultato era sempre perfettamente identico, per tanto il tutto continuava ad essere un’altra oltraggiosa perdita di tempo.

Continuavo a camminare, attraversando la città, di tanto intanto sollevavo lo sguardo e vedevo a stento oltre la nube segni remoti forse perduti o solo dormienti dei tempi trascorsi, manufatti di uomini e donne che avevano avuto il coraggio di vivere, fare, di creare liberi dagli schemi. Storie che erano ormai celate nella memoria falsificata e corrotta.


Continuavo a camminare, la forza non mi mancava, ero portata avanti dal mio ardente desiderio di trovarla, di ritrovarla.

Fino a raggiungere la mia meta.

Lì si trovava una sorta di confine tra ciò che è e ciò che dovrebbe essere, distinto da un’invalicabile alta reta di radici dove si intersecavano come degli 8 infiniti tra i quali si intravedevano rose in una simmetria perfetta che pareva raggiungere il cielo.

Mi guardai intorno, doveva essere un giardino rigoglioso un tempo, poche anime perse nell’ombra circolavano senza meta e li sentivo mugugnare, era un lamento continuo inquietante che mi attanagliava lo stomaco. Mi accorsi che avevano perduto perfino la parola e si aggiravano come se stessero cercando qualcosa, calpestando delle rose cadute.

Ne colsi una, rossa, colore purpureo e inteso, vivo, mi condusse in uno stato di calma inaspettato. Mi sedetti e lasciai andare la mia mente alla contemplazione di quella perfezione. Non so dire quanto rimasi lì ma fui destata da un rumore proveniente dalla rete di radici, una porta si aprì, non l’ avevo notato prima, entrai.



“Sei arrivata”

Mi disse

Mi voltai e lo guardai negli occhi in un secondo scorsi la vita indietro fino al giorno in cui tutto cominciò, vidi la mia nascita, quella di mia madre, vidi la prima goccia di acqua sgorgare, il primo tramonto e le prime stelle illuminare il buio.

Vidi tutto e lo sentii scorrere vivo ed eterno dentro la mia mente.. poi respirai profondamente, sentii il profumo delle rose avvolgersi al tuo incenso, ci abbracciammo e dissi:

“Sono a casa”


La mia pelle si stava dorando al tocco di un sole caldo e aranciato.

Vieni mi dicesti ti mostro la bellezza.

Quel posto l’aveva custodita, accudita, sorvegliata per non essere perduta per mostrarla a chi fosse pronto a vederla.


Tutto adesso è

Vivo, presente, reale.

Camminando incrociamo delle donne nei pressi di una sorgente d'acqua cristallina, si apprestavano a ornare con fiori i loro abiti scivolati e velati dipinti come luce di lampi d’ oro. Le ciocche di capelli dei colori dei fiori incorniciavano i sorrisi di volti sereni. I colori, era come se li vedessi per la prima volta, non erano mai stati così vibranti e potevo sentire quelle sfumature nell’aria come se fossero profumo, potevo sentirne il sapore come se fossero gustosi frutti dolci e succosi.

Vieni mi dicevi non è ancora tutto, non senti ancora tutto.

Stormi di uccelli cantano tra i rami degli alberi centenari e le foglie danzano per me, al mio passo.Tutto è armonia.

E ogni dove io posi lo sguardo la bellezza mi sorprende mi rende finalmente felice come non sono mai stata.

“Eccoci” dicesti

Mi guardo intorno, il sole stava tramontando sull’acqua ferma e immobile.

Assomigliava al primo tramonto, il cielo si fondeva con il tutto, le nuvole accarezzavano i fiori mentre si coloravano degli stessi colori.

A breve le stelle nell’acqua, non c'era più inizio non c'era più fine.


Mi sedetti sulla riva sentendo ogni singolo elemento dell’acqua muoversi.

Un pavone bianco comparve improvvisamente aprendo la sua maestosa coda bianca e coprendo per un secondo persino il sole.

Poi si posò proprio di fronte a me, oltre.

Sentii l’esigenza di entrare in quell’acqua limpida. Che a tratti stentavo a distinguere dalle nuvole del cielo che si tingevano d'oro e di notte. Mi alzai velocemente.

Mi tolsi le cose di dosso, e entrai.. vidi il mio riflesso sorridermi.

Improvvisamente in quello specchio qualcosa mi turbo’

non era riflesso era reale.. mi puntò il suo arco dritto al petto e scoccò la freccia.

La senti’ entrare.

Uno era in tutto, il tutto era in me.



" Lu svegliati è pronto il caffè"

Luana P.





 

A breve potrai vedere la nuova collezione N8 - La strada di casa.

Pret a porter - Haute Couture - Bridal

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